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Zaneddu
Don't Say Brown, Say "Zaneddu".


Diario


23 maggio 2011

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Trasloco.




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1 aprile 2009

Fiat Lux

«E' certamente per tutti gli italiani un riconoscimento della modernità e dell'eccellenza di una nostra importante impresa, spero che questo rapporto si concluda positivamente, anche con i finanziamenti necessari da parte dello stato statunitense e che quindi noi si possa essere coprotagonisti del salvataggio di una grande impresa automobilistica la cui sparizione porterebbe alla perdita di troppi posti di lavoro che nemmeno una grande democrazia e economia come quella usa può permettersi»





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18 marzo 2009

La soluzione è la castità

Deve essere per questo che lo chiamano "continente nero".




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18 febbraio 2009

Il Premier

Berlusconi si è fatto conoscere pure in Argentina. Lo hanno soprannominato Gaucho Marx.




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12 febbraio 2009

Roba da pazzi.

Pazzi da legare.




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11 febbraio 2009

Presidenza Italiana

Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha rivelato i contenuti della sua telefonata con il presidente degli Usa, Barak Obama. Il colloquio è stato "positivo, cordiale e concreto" secondo il premier italiano, che ha aggiunto: "Abbiamo parlato di tutti gli scenari internazionali e del G8".

Obama dopo la telefonata di Berlusconi




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11 febbraio 2009

Forecast

Se passasse la legge del Centrodestra, sarebbero proibiti anche gli scioperi della fame e della sete?




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11 febbraio 2009

I nuovi razzisti

C'è un nonsoché di humor macabro a voler bruciare un tizio del Bengala con l'accendino.





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9 febbraio 2009

Catechismo

L'interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati attesi può essere legittima. In tal caso si ha la rinuncia all'“accanimento terapeutico”. Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire. Le decisioni devono essere prese dal paziente, se ne ha la competenza e la capacità, o, altrimenti, da coloro che ne hanno legalmente il diritto, rispettando sempre la ragionevole volontà e gli interessi legittimi del paziente.

Art 2278 Catechismo della Chiesa Cattolica




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8 febbraio 2009

Viva l'Italia




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8 febbraio 2009

Unicuique suum

Il punto vero di tutta la vicenda Englaro è che il padre di Eluana ha scelto di portare alla luce del dibattito pubblico il triste caso della figlia. Mi sono spesso chiesto come avrei reagito se avessi dovuto difendere le volontà di un mio caro in assenza di una manifestazione formale della sua volontà e fino a che punto, in base alla mia conoscenza, potessi spingermi a prendere una tale decisione, cercando di portarla a termine, come Beppino Englaro ha fatto in questi lunghi anni. Alla fine dei conti e facendo la tara della strumentalizzazione vaticana, il ragionamento sulla “certezza” che Eluana essendone in grado avrebbe confermato la decisione del padre è l’unico che conta. Il problema però è stato ribaltato e intorbidito. Io credo che un padre (ci sono le eccezioni, ovviamente) abbia a cuore il bene dei propri figli e che una decisione del genere è presa per amore, per consentire che la volontà della figlia sia rispettata. Avrebbe potuto lasciarla e dimenticarla, consegnarla a coloro che la curano da anni e chiudere dolorosamente la vicenda. Invece ha fatto queste scelte e ha portato avanti questa battaglia, che si è incrociata con il diritto e con il concetto stesso di libertà e autodeterminazione. Quello che voglio dire è che parto dal presupposto che papà Englaro non sia né un mentitore né sia mosso da altro desiderio che non sia quello dettato dal rispetto nei confronti della figlia. In mancanza di una legge sul testamento biologico, della possibilità di mettere nero su bianco la propria decisione astratta di restare in una condizione completamente diversa da ciò che una persona desidera e persegue nella sua quotidianità, è chiaro che la volontà di una persona può essere desunta dai suoi comportamenti abituali, dal suo stile di vita, dalle convinzioni espresse anche se non ricalcano fedelmente uno scenario come quello dello SVP. Immaginiamo che all’epoca in cui Eluana ebbe l’incidente che l’ha ridotta nelle condizioni in cui versa, fosse in vigore una buona legge sul testamento biologico e che Eluana avesse comunicato al padre e ad alcuni amici stretti la volontà di formalizzare il suo desiderio di non essere mantenuta in uno stato vegetativo o, comunque, in una per lei non dignitosa condizione. E immaginiamo che l’incidente le avesse impedito di farlo. Ebbene, i giudici avrebbero anche in quel caso dovuto desumere dai suoi comportamenti, dallo stile di vita e dalle testimonianze della sua cerchia affettiva quanto il padre avesse chiesto per onorare la figlia. Il diritto che ha consentito di arrivare a quello che nei cittadini è convinzione consolidata, non è certezza. La forza del diritto è un grado di probabilità molto elevata che cerca di avvicinarsi alla verità storica. Non è mai certezza assoluta su nulla. È una vicenda lacerante proprio per questo motivo. D’altro canto, nelle intersezioni che ha avuto con il diritto formale, con la Costituzione e le norme di questa folle repubblica delle banane, la vicenda Englaro ha messo in luce la dipendenza della politica dai dettami delle gerarchie vaticane e la leggerezza con cui si butta alla spazzatura la Costituzione per assecondare oltretevere. Passi la sudditanza dei ministri e dei giornali vicini al regime in carica, occupati a mistificare e a cambiare le carte in tavola per convincere quell’80 per cento di Italiani che sono con Beppino Englaro che sbagliano, ma non può certo essere ignorata la gravità di un decreto che ignora gli elementi necessari per essere emanato e la forza normofilattica delle sentenze della Corte di Cassazione a sezioni riunite che fanno giurisprudenza in questo paese, e che sono quanto di più vicino esiste alle dichiarazioni del legislatore. E’ gravissimo che un Governo cerchi di svincolarsi dal suo contrappeso istituzionale adducendo squallidi motivi e falsità patenti. Questa si sta davvero configurando come un principio di dittatura e mette in luce un sistema politico al collasso in cui il premier senza averne titolo si arroga il diritto di sostituirsi alla Costituzione e alla coscienza dei cittadini.





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28 gennaio 2009

L'Italia

Non chiederti cosa può fare il tuo paese per te, chiediti cosa puoi fare perché non ti fotta del tutto.




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30 aprile 2008

Life

Beh, che dire: buon viaggio.




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16 aprile 2008

bipartitini

 
E’ ormai chiaro che la via italiana al cambiamento è tracciata sempre in modo contorto e contraddittorio. Le ultime elezioni hanno mostrato che la via al bipartitismo perfetto ha seguito forse una strada proporzionale. Vista la sorte della cosiddetta “sinistra radicale” mi viene da pensare che forse Berlusconi e Veltroni avrebbero potuto fare a meno anche di Di Pietro e della Lega, creando quel bipartitismo, di fatto, al quale si è cercato invano di arrivare a colpi di referendum da ormai 15 anni.
E c’è anche da registrare come di proporzionale siano morti proprio coloro che ne facevano una bandiera (comunisti e verdi) mentre ha segnato un secondo ingresso al governo di quelli che invece ne hanno sempre fatto una condizione essenziale per una democrazia liberale compiuta (i radicali). Pensando a questo mi vengono le parole di Pannella alla mente “sarà che conosco me e conosco gli altri” che sembrano assai appropriate. 
Ma il bipartitismo dovuto a una legge elettorale di tipo maggioritario è differente da un bipartitismo ottenuto con il porcellum. Se Veltroni e Berlusconi avessero rifiutato gli apparentamenti, con la logica del voto utile avrebbero disegnato una situazione con due soli partiti grazie al restringimento dell’imbuto elettorale, non certo perché di tutti i candidati di un collegio, solo uno è vincitore. Sì è solo alzato il biglietto di ingresso per lo stesso film della politica italiana. Non sono fiducioso che sia nata la terza repubblica (non so nemmeno se sia passata la prima) anche perché in un paese in cui si fanno le controriforme senza passare per le riforme tutto assume contorni poco netti. Mi pare invece che l’oligopolio italiano abbia espulso – senza particolari traumi - gli elementi ormai inutili al proprio funzionamento. Quegli elementi che non avevano più alcuna ragione ideologica o funzionale di esistere, e che rappresentavano il vero scollamento con la società italiana. I parlamentari italiani sono stati scelti dalle segreterie di partito, la loro rappresentatività è praticamente nulla. 
Anche le giuste e legittime recriminazioni sulle sciampiste, i nani e le ballerine elette nell’uno o nell’altro schieramento hanno interessato solo gli addetti ai lavori e non il cittadino comune, che ormai scommette sull’uno o sull’altro più per delusione che per la speranza di maggiori vantaggi. Anche questo differenzia il bipartitismo italiano all’orizzonte, da quello che ci piace. Insomma, l’Italia anche stavolta si conferma anomala e distorta, e incapace di riformarsi davvero nel profondo.




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17 marzo 2008

Il salto

Mi sono sempre chiesto se i cattolici credano realmente in Dio, nel paradiso o nell’inferno, nel peccato originale, nelle apparizioni della madonna, nella resurrezione di Gesù, nell’immortalità dell’anima, nella vita dopo la morte e così via. In tutta quella serie di cose, cioè, di natura tale che dette in altri contesti susciterebbero un atteggiamento scettico, quando non l’ilarità. E’ chiaro che non mi riferisco al medioevo o, in generale, a prima della enorme esplosione scientifica da Galileo in poi, ma ai nostri giorni: quando con molta facilità si ha accesso alla cultura e all’istruzione. Mi sembra incredibile che si possa davvero pensare che la Madonna, non solo esista, ma che appaia sempre a rozzi pastorelli la cui ignoranza sfiora il ritardo mentale, o che esistano i miracoli o, ancora, che le persone credano davvero di bere il sangue di cristo e mangiarne il corpo durante le comunione. Se veramente la gente credesse in Dio e nell’aldilà, e se fosse convinta di condurre una vita “retta”, in linea cioè con la legge cattolica, perché continua ad avere paure della morte? O, all’opposto: perché se davvero si crede che l’onnipotente esista ed passi il suo tempo a curiosare nelle faccende di noi piccoli e imperfetti esseri umani - fregandosi le mani in attesa delle terribili punizioni da infliggere agli adulteri, a coloro che divorziano, a quelli che desiderano la donna (o il servo) altrui - la gente continua a peccare in modo così sovrabbondante?
Non sarà che è tutta una colossale balla e che la gente finge di credere perché è socialmente ricattata e costretta a farlo?
Questa rigida intolleranza per tutto ciò che è conoscenza, il folle desiderio di inculcare negli altri la propria ipocrisia e le proprie regole morali, è devastante per una società che vuole crescere e dirsi libera. Il livore fanatico e i toni da crociata che spesso sentiamo, sono frutto di un processo mentale necessario a coloro che si dicono “credenti” per convincere se stessi prima che gli altri. L’ipocrisia forse è vista come un omaggio al potere o ai suoi difensori, purché serva a tenere in scacco il maggior numero di persone. Se questa ipocrisia è così diffusa, significa che sono pochi coloro che credono veramente. E comunque la fede genuina sta lentamente sparendo grazie alla maggiore informazione e conoscenza. Di certo non lo sono i velenosi blogger zeppi di croci e immaginette religiose sul loro HTML, i politici baciapile divorziati, i giornalisti in cerca di padrone e così via. Le persone genuinamente credenti sono ormai poche e vivono in contesti piuttosto arretrati. Non a caso i paesi dell’America Latina e dell’Africa sono i maggiori serbatoi della cristianità, mentre i paesi islamici – per definizione – in gran parte sono al palo, sul fronte della crescita scientifica, sociale e culturale, a causa – proprio - della religione. Ma coloro che hanno una certa istruzione e le stesse gerarchie cattoliche hanno, per così dire, sublimato la fede: riversandone il peso unicamente sulla morale, arrogandosi il diritto di esserne l’unica fonte sulla base di elementi che si guardano bene, ormai, da dire a voce alta. Gli stessi fondamenti della religione sono ambigui e sempre più annacquati, dato che rivelazione, castigo, punizione eterna, vita ultraterrena, inferno e paradiso, sono ormai concetti ai quali non crede più nessuno. Le parole del padre della chiesa Tertulliano “credo quia absurdum” assumono forse una valenza maggiore ora, ai nostri tempi; tempi in cui la superstizione ha diminuito il proprio peso ed è necessario sempre più lo sforzo di credere: il “salto della fede” come sosteneva Kierkegaard, il comprendere che non si può comprendere è il salto verso una dimensione assolutamente irrazionale. Altro che “vera ragione” contrapposta allo scientismo, o armonizzare fede e ragione, come usa dire Ratzinger. I sostenitori della religione e della pretesa superiorità morale sono costretti a uno sforzo immane e debbono necessariamente fare incetta di qualcosa di credibile. Ecco allora che mescolano le carte cercando di ottenere il monopolio del buonsenso, della difesa della vita, della vera razionalità, della vera libertà e – ça va sans dire – della vera verità.
Quando Ferrara ha lanciato la sua folle campagna contro l’aborto, c’è stata un’esplosione di manifestazioni di fede e di antiabortismo, specie tra coloro che in passato erano strenui difensori della libertà di scelta, oppure che per esperienza personali e inclinazioni non penseresti mai di vedere schierati su quel fronte. Se dovessero votare segretamente non abolirebbero la facoltà della donna di scegliere, ma davanti a un microfono sono per la vita, per il papa, per la famiglia. L’operazione che Ferrara ha costruito sfrutta tutte le leve di questa follia che è la religione, addirittura dichiarando apertamente di non credere in Dio, ma facendo quindi “il salto della fede” da fermo: senza andare da nessuna parte. Così facendo può semplicemente voltarsi, lentamente certo, ma voltarsi verso il prossimo approdo. Mossa molto intelligente, quintessenza di quell’opportunismo e ipocrisia di cui dicevo che ormai il direttore del Foglio rappresenta pienamente, e che pare tanto esser gradita al Vaticano. Tutto il resto è fumo. Ecco, a uno così non gli si può certo dire: ma credi veramente a ciò che dici?




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15 marzo 2008

Ti piace vincere facile?

 Il paese che uscirà dalle elezioni del 13 aprile sarà la solita italietta di merda, non si può sbagliare. Credo che non andrò a votare e se lo farò, di sicuro non consegnerò il mio voto a nessuna di queste . Qualche tempo fa ho avuto un certo timore di scivolare nel qualunquismo, perché ho l’obbligo di opporre un fermo rifiuto della logica del “turiamoci il naso”. E’ una logica che mi ripugna, non voglio sottostare al ricatto del “di qua o di là” o del “non sprecare il voto”. Non voglio ribassare le mie convinzioni e consegnare la mia parte del paese (un cinquantamilionesimo d’Italia è mio, sapete?) al meno peggio. Non al meglio: al meno peggio. E’ come se dovessi scegliere tra un pianista senza un braccio e uno con entrambe le braccia ma privo delle dita. Avrei serie difficoltà a decidere qual è il meno peggio, certo è che non posso consegnare il mio voto a una lista scelta dai partiti in base a insindacabili valutazioni di persone completamente squalificate ai miei occhi. Berlusconi è passato dal voler riformare la fiscalità sui redditi degli italiani a detassare i “buoni pasto” dei lavoratori e Veltroni vuole il salario minimo garantito, la banda larga per tutti e il manager della giustizia. Certo, si recupera con i fenomenali candidati di entrambe le parti: le shampiste e le imbarazzanti showgirl a destra (quelle che intervistate si riferiscono sempre a “le tematiche” e “le problematiche” con piglio da scuola media), gli orgogliosi precari e disoccupati che vagheggiano di contratti a tempo indeterminato “per il mutuo e metter su famiglia”. La situazione è ancora più preoccupante e deplorevole se pensiamo ai numerosi “esclusi” dalle liste elettorali. Comprensibile con questa legge elettorale, giacché funziona con un mero calcolo aritmetico, ma certamente indicativo di un dispiegamento del potere sempre più preoccupato di restringere la propria cerchia, quella dei detentori reali del potere italiano che diventa sempre più attraente e che fa perdere la testa a coloro che ne assaggiano le delizie. Se Daniele Capezzone (che fa parte del novero dei pre-trombati e me ne dispiaccio seriamente) è passato dal definire Berlusconi “last chapter of the same book” a sostenere in modo “entusiastico” il programma farsa del PdL (proprio quando ha perso la seppur piccola spinta propulsiva liberale), significa che il potere italiano ha un appeal di gran lunga superiore ad altri esercizi che crediamo assolutamente desiderabili. Non mi piace il termine “casta” perché presuppone un insieme di regole sociali molto rigide per l’appartenenza (si entra a farne parte per nascita), ma è chiaro che la politica italiana è diventata una vera carogna puzzolente se consente a una percentuale così significativa di buoni a nulla di poter avere un impatto talmente forte sulla vita delle persone. Se poi sono lasciati liberi di tradurre in norma tutte le cazzate che vanno sparando, allora mi preoccupo sul serio. Il populismo, la demagogia, il facile consenso, la superficialità e la menzogna la fanno da padrone. C’è oramai uno scontro tra due fanatismi, dal quale voglio sottrarmi. Magari sbaglio io, magari dovrei allinearmi al Pd o al PdL e dire che la colpa dell’affossamento della speranza liberale non è di Berlusconi ma dei suoi alleati (come si diceva di Mussolini nella prima fase discendente della sua parabola); che magari se lo stato ti spolpa via lo stipendio in mille modi la colpa non è del governo Prodi ma dei conti che non erano a posto o della congiuntura internazionale. Forse fanno bene quelli che dopo aver sparato ad alzo zero su l’uno o sull’altro si apparentano o si intruppano per mettersi al sicuro, senza la fastidiosa scocciatura di dover spendere il merito personale dinanzi agli elettori. Sapete cosa vi dico? Berlusconi ha ragione quando dice che tolti trenta parlamentari che decidono gli altri sono dei meri schiaccia-bottoni. Ha ragione. Se la logica è questa che nessuno si risenta. Se il problema dei precari non è legato all’istruzione carente, al mercato del lavoro troppo rigido, all’enorme pressione fiscale e a leggi assurde, ma solo all’aspirazione di avere un posticino tranquillo che mi consenta di proliferare e di accollarmi un mutuo di quarant’anni, allora nessuno si stupisca se la ragazzina romana precaria non solo non ha mandato a cagare il suo interlocutore che la invitava a sposare un milionario ma ha subito accettato con il PdL una candidatura al campidoglio. E non farei bene ad annullare il voto?




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24 febbraio 2008

Fidel Castro/2

 

Questa immagine del film Totò truffa (1962) mi colpisce sempre. Castro era già al potere allora e lo è rimasto per tutti questi anni. Anni di un passato che sembra lontanissimo di diverse generazioni. Ha vinto Fidel.




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24 febbraio 2008

Fidel Castro

Era ora che gli succedesse qualcosa.




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18 febbraio 2008

The lord of life

Non c’è che dire: Ferrara è matto.




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31 gennaio 2008

Crisi

Caro Dago.E' insieme un ritorno al passato e un'evoluzione: dai governi balneari ai governi Marini.




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25 gennaio 2008

Appunti da sviluppare

E’ da mesi ormai che ho paura di essere diventato qualunquista. A volte mi scopro a pensare alla rigida classe politica italiana solo come a un enorme parassita improduttivo. Di considerarla composta di persone che non contribuiscono alla società se non sottraendole linfa vitale. Questo governo ha facilmente confermato ciò che i detrattori facilmente profetizzavano: è stato un governo delle tasse e del controllo statale sull’economia. Perché è vero che il decreto Bersani ha introdotto alcune importanti riforme (tanto importanti quanto marginali), ma è anche vero che il controllo dei modi di pagamenti, la lotta contro il denaro contante e soprattutto l’aumento della pressione fiscale sono stati intollerabili. L’aspetto più terribile è che anche gli italiani lo sapevano. Erano a conoscenza che Visco avrebbe (coerentemente con se stesso) messo le mani nelle tasche degli italiani e praticato l’odio ideologico verso i settori produttivi del paese. Il governo Berlusconi per conto suo è stato deleterio. Lo sforzo di sdoganare le riduzione delle imposte quale mezzo per stimolare i consumi e la crescita è stato sdilinquito dalla minuscola portata delle riforme fiscali. Ma benché di ampiezza quasi inesistente (una riduzione dello 0.6 per cento) la riduzione delle imposte, il concordato triennale e l’accorpamento o la soppressione di alcune aliquote hanno mostrato a chi aveva gli occhi per vedere, che la riduzione della pressione fiscale fa aumentare il gettito (tesoretto) e stimola la crescita. In un paese in cui forse le uniche cose su cui ci si trova d’accordo sono il giorno e la notte, certamente una cosa del genere è stata distorta o mistificata. La critica fondamentale al governo Berlusconi – sul piano dell’economia – riguarda appunto l’aver dilapidato un patrimonio di credibilità degli effetti benefici delle riduzioni fiscali presso gli italiani. Il fatto che abbiano (abbiamo) votato Prodi è emblematico. L’Italia è purtroppo fondamentalmente fascista. In senso tecnico il fascismo ebbe l’idea di gestire gli italiani per tutti gli aspetti della loro vita, attraverso la mediazione di corporazioni che ne occupassero, espellendole, le libertà individuali. La capacità di contrarre matrimonio, di contrattare il proprio salario, o di stare sul mercato erano precluse al cittadino individuo e consegnate alla corporazione, alla chiesa e al partito. È ancora oggi così. Per molti versi abbiamo conquistato maggiori spazi di libertà, per impegno di molti ma anche perché la nostra classe politica è tradizionalmente più arretrata rispetto alle esigenze del popolo che pretende di governare. Fateci caso: la class action, che dovrebbe rappresentare una enorme possibilità di tutela (e di maggiori risultati) per soggetti che condividono una qualità comune e sono danneggiati da altri, in Italia è stata finalmente consentita nell’ordinamento, ma “mediata”, ovvero consentendone l’esercizio alle associazioni di consumatori “accreditate” presso il governo. La solita storia. Chi governerà? Berlusconi nuovamente? Di sicuro. Cosa dovremo aspettarci oltre a nuove concessioni al vaticano o magari la modifica della 194? Un nuovo balletto ideologico degli alleati di Berlusconi intorno al taglio delle imposte alle aziende e agli autonomi in favore delle famiglie? Dico la verità. All’indomani delle elezioni che portarono Berlusconi a Palazzo Chigi, nutrivo una minima speranza che ciò che andava dicendo in modo così facilone in qualche modo si avverasse e che finalmente partisse una nuova stagione di cambiamento. In seguito le delusioni sono state tali e tante che non mi sento più radicale convinto, mi ha deluso Capezzone e ho sostanzialmente perso le speranze per questo paese. Forse ha ragione chi dice che questo è un paese tecnicamente irriformabile. Ci vogliono le riforme elettorali per avere una qualche possibilità di cambiare la classe dirigente (o meglio “sceglierla”), ma coloro che le possono fare sono gli stessi che ne subirebbero i devastanti effetti. E’ un cane che si morde la coda.




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23 gennaio 2008

Il papa al pubblico dibattito

L’università del Cairo ha posto il veto sulla visita delle autorità islamiche alla sinagoga di Roma, ponendo in evidenza il fatto che l’università in astratto non è di per sé un luogo di sapere (spesso a dispetto del nome) ma sovente di degrado e sperpero culturale, estremismo e fondamentalismo religiosi o politici, ma anche di semplice follia collettiva. Peggio ancora: l’università è luogo di scambio di favori e poltrone, di incarichi regalati e parentele; di pessimi libri imposti agli studenti e di pochissima ricerca; di irrilevanza culturale dei professori e luogo di proliferazione dei peggiori abbagli politici. Problemi che l’istruzione in Italia si trascina da decenni a causa della sua struttura incompatibile con il merito e l’impegno. Quanti sono i professori e i ricercatori universitari che in Italia pubblicano studi interessanti, che animano il dibattito scientifico e culturale del paese? Sapere quindi che il rettore della Sapienza ha invitato il Papa all’inaugurazione dell’anno accademico, ricorrenza in genere celebrata da un accademico illustre, non mi sorprende. Come non mi sorprende che i soliti studenti abbiano “impedito” al papa di pronunciare (sarebbe meglio dire leggere) il suo discorso. In questo senso io laicista non mi sento toccato dal loro sciocco gesto, che ha solo dato l’occasione al vaticano di giocare la carta vittimistica, addirittura invocando motivi di sicurezza nella decisione del papa di non partecipare all’assemblea. Non mi sono sentito di partecipare a veglie laiche o discolparmi per responsabilità altrui che cadrebbero su di me per il sol fatto che sono anticlericale. Questi ragazzetti, come i loro professori sono intolleranti punto e basta. Intolleranti come coloro i quali intendevano colpire con il loro gesto. Che senso ha tirare in ballo il processo a Galileo quando le stesse persone dimostrano che gli avrebbero dato fuoco volentieri in un contesto in cui avessero in uggia l’eresia galileiana e la possibilità di condannarla?

So che non è una cosa originalissima, ma in molti sostengono (e io sono sostanzialmente d’accordo) che sarebbe veramente un elemento di rottura se un pontefice si presentasse a un pubblico dibattito su scienza e fede in una facoltà universitaria. Ma lo sarebbe davvero nel nostro paese? Insomma, tolte le domandine preconfezionate per leccare il culo all’ospite siamo sicuri che gli studenti italiani metterebbero in imbarazzo Ratzinger chiedendogli conto per l’immenso potere di cui è rappresentante basato su un mucchio di favolette mediorientali? Magari discutendo di scienza e fede? Uno dei miei professori americani soleva spesso stupirsi della differenza di atteggiamento degli studenti italiani rispetto ai colleghi americani. Questi ultimi, diceva, portano la discussione in aula con l’insegnante a un livello di fervore tale da arrivare spesso all’insulto. Gli italiani invece stanno generalmente attenti a non dire cose troppo distanti dalle idee dell’insegnante, quando non tendenti apertamente a compiacerlo. Oltre all’elemento psicologico, c’è chiaramente un elemento culturale in senso stretto. Gli studenti italiani sono abbastanza preparati sul terreno della scienza da riuscire a contrapporsi a un religioso diverso da uno dell’UDC? Lo dico in tono scherzoso, ma quanti sanno in realtà quale sia l’importanza di Galileo e comprendano il ruolo di spartiacque tra il pensiero pre-scientifico e quello scientifico? E’ probabilmente più facile cianciare sul processo a Galileo che affrontare il nodo ben più complesso delle due teorie della conoscenza che in quell’occasione (come in altre) si contrapponevano. E se il papa avesse fatto fare loro una figura di merda, ci saremmo dovuti sorbire gli atei devoti per giorni sulla superiorità della fede sulla scienza? Tutto sommato…




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22 maggio 2007

senza titolo

Tempo fa a “Otto e Mezzo” Pannella e Buttiglione furono chiamati a parlare di Pacs e famiglia, nonché di altri argomenti ad essi legati. Pannella sottolineò come il la parola (non il concetto) di famiglia fosse molto ampio, potendo essere sovrapposto anche a realtà violente o drammatiche che poco hanno a che vedere con l’amore e l’attenzione. Buttiglione, invece, ripeté la solita favoletta del papà e della mamma e dei costi che essi sostengono per far crescere i figli. Sono convinto che la famiglia sia molto importante, quando dà affetto protezione e amore. E quando essa è basata sulla libertà di costituirla e sulla libertà di scioglierla, o quantomeno di sottrarsi laddove non esistano più i presupposti che l’hanno fondata. Io sono cresciuto in una famiglia, una bella famiglia – salvo qualche parente stronzo – che mi ha protetto e aiutato nella mia crescita. Una famiglia della quale ho approfittato, come per tutte le cose che si danno gratuitamente e incondizionatamente. Per questo motivo io sostengo che la famiglia è importante. Ma perché allora non mi sono fiondato al family day e mi viene prurito quando sento tutte le chiacchiere di coloro che pretendono di preservarla e difenderla dagli attacchi dei laicisti tutto lustrini, paillettes e boa rosa?  Ciò di cui sono fermamente  convinto, ed è anche il motivo per il quale ritengo che un passo altrettanto importante (al pari dei Pacs) sia il divorzio breve, è che la famiglia intesa in senso confessionale sia una delle peggiori gabbie nelle quali chiudere un uomo. Un matrimonio che si celebra con il presupposto della fedeltà futura, dell’amore attuale e futuro, dei doveri, degli obblighi e fondato sulla sua insolubilità mi spaventa. Mi spaventa perché chiunque abbia avuto contatto con una società i cui cardini erano dettati dalla religione, attraverso delle norme fatte rispettare dietro minaccia di sanzioni “sociali” (il biasimo, il ripudio, il pubblico ludibrio per comportamenti “diversi” dalla norma) quando non dalla forza pubblica, può comprendere come possa essere devastante un simile regime di vita. Regime al quale io stesso ammetto di non essere indifferente e anzi di subire ancora alcuni condizionamenti. Lo vediamo anche nei nostri atteggiamenti: spesso siamo quasi obbligati – da un riflesso alimentato da un costante martellamento, anche mediatico – a dover esporre il nostro rispetto per coloro che credono e che dicono talvolta delle bestialità, prima di poter esprimere ciò che pensiamo. Certo non è un handicap, ma dà la cifra del condizionamento delle opinioni e della cultura operato dalla Chiesa e da coloro che ne sostengono le tesi autoritarie. Mi piace pensare alla famiglia e ai rapporti umani in termini “scientifici”, nel senso che ognuno dovrebbe vivere facendo delle ipotesi sulla propria esistenza e lavorare per verificarle, senza che necessariamente debba accondiscendere soltanto a ipotesi altrui, alle quali essere vincolato a vita.  Il divorzio attualmente prevede tre anni di purgatorio durante i quali, oltre all’illusione dello stato di far rinascere ciò che si è consumato, possono accadere delle situazioni spiacevoli che ledono proprio le tutele dei soggetti più deboli. Il divorzio breve (ha ragione Castaldi) sarebbe un enorme passo avanti proprio nella direzione che i Pacs (non mi rassegno) dovrebbero tracciare. Se due persone decidono di vivere insieme non possono conoscere ciò che proveranno in futuro l’uno per l’altro, se staranno bene insieme, se lei o lui troveranno ancora soddisfacente il conto in banca dell’altro e così via. Senza considerare il divieto di fare sesso prima del matrimonio e solo a fini procreativi, è chiaro che il concetto di famiglia diventa una concezione assiologia e una mera propaggine totalitaria.




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13 maggio 2007

Ah!

«Ieri Adamo ed Eva hanno battuto Adamo e Giuseppe con un netto e indiscutibile 6-0. Fassino e il Palazzo hanno un bel dire sul dover rispettare le due piazze di ieri, ma non hanno capito che di piazza ieri pomeriggio c’è ne è stata una sola, perché per fortuna i normali sono la stragrande maggioranza nel Paese mentre i diversi un’esigua minoranza. Una minoranza sostenuta solo da un governo fuori dal tempo, forse l’unico a coprire la scandalosità del loro gay pride. Un Governo che ieri ha subito un pesante cappotto. W la famiglia abbasso i culattoni».




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13 maggio 2007

Cifre

Non è difficile immaginare un milione e mezzo di persone a Piazza San Giovanni per il family day.  E' difficile pensarle tutte in piedi.




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3 maggio 2007

Primo maggio

Il più bel titolo (non so quanto consapevole) è del Manifesto: “il Papa mazzola Rivera”. Poco più di un secolo fa, Rivera sarebbe stato realmente mazzolato, anzi fatto mazzolare dal Papa, mediante un paio di colpi ben assestati alle tempie (la mazzolatura, appunto) ad opera di Mastro Titta o colleghi, per le dichiarazioni del primo maggio. Come ha spiegato bene Malvino, ciò che Rivera ha detto era verissimo, di conseguenza al di sotto del minimo sindacale per la satira. L’osservatore romano scaglia strali e accusa di terrorismo le affermazioni, che taccia di falsità, del comico senza nemmeno spiegare in cosa avrebbe mentito strumentalmente. Così come molti blogger (di quelli che mescolano Hayek e la Madonna, per intenderci) che scrivono, all’insegna del “che-te-lo-dico-a-fare”,  vibranti post di condanna nei confronti di questo povero ragazzo al quale va tutta la mia solidarietà. Ma a differenza dei politici corrotti, imprenditori che assumono in nero e del solito Berlusconi che non protestano mai troppo quando vengono attaccati, la caterva di schiaffi che gli è piovuta addosso per mostrare solidarietà al vaticano lo ha spaventato. E spaventato di brutto. Scrive una news sul suo sito nella quale si rammarica dell’accaduto e che no, non voleva assolutamente offendere nessuno, credente e pacifista com’è, nonché solidale col Monsignor Bagnasco. Forse Rivera non è all’altezza della sua satira, di certo c’è che a furia di battere e ribattere sull’opinione pubblica e di martoriare le istituzioni, la chiesa è riuscita nell’intento di eccitare l’istinto tutto italiano della doppia morale, del proclama di convenienza e della solidarietà pelosa: quella sanzione sociale e culturale, insomma, che colpisce chi non si allinea al pensiero vaticano.




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19 aprile 2007


Strike...




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25 marzo 2007

Fiction

Il 2 e 3 aprile Raiuno proporrà la nuova fiction “l’inchiesta” che racconta la storia di un funzionario dell’Imperatore, Tiberio, inviato in Palestina alla ricerca delle foto di Gesù Cristo.




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22 marzo 2007

Toghe e dintorni

Ora, io mi chiedo: ma per l'inchiesta sullo scandalo di sesso e vallette, dovevano proprio metterci uno che si chiama Woodcock?




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18 marzo 2007

:(

Una delle cose più devastanti della società moderna è la pretesa da parte dei religiosi (in senso lato) che i “valori” siano loro prerogativa esclusiva. Gli altri, moralmente, non contano un cazzo. Ora non voglio entrare nel merito di ciò in cui credono gli altri o che credo io; ognuno crede in ciò che vuole , si crea un sistema di valori  a propria insindacabile giudizio e, dunque, dà valore a ciò che più gli aggrada. Dico “dà valore” proprio perché dare valore a qualcosa – che sia cosa materiale o intellettuale non rileva – consiste nel ritenere che per essa è necessario spendersi o spendere, sostenendo volontariamente un onere. Così come i principi per essere tali devono principiare qualcosa, i valori devono valere per essere tali. Per esempio: se Tizia  considerasse la verginità un valore, lo farebbe perché oltre a considerare il suo corpo proprietà Altrui e quindi indisponibile, sosterrebbe un onere per rispettarlo; la rinuncia al piacere, l’attesa del matrimonio e così via. Ovviamente, se Tizia restasse l’unica ad abitare la terra, il concetto di valore cambierebbe di sicuro. Allo stesso modo coloro che dicono di sostenere la famiglia – e quindi di considerarla un valore – dovrebbero quantomeno comportarsi di conseguenza. Invece in tanti ce la menano all’infinito con il valore della famiglia, dopo che magari, ne hanno sfasciate un paio o non ne hanno mai creato una. Io fatico un po’ a parlare di ingerenze del vaticano nella politica italiana – lo confesso – nel senso che è verissimo che il papa è il monarca di uno stato estero e che se quelle esternazioni sulla politica italiana le facesse, chessò, Blair o la Merkel si beccherebbero una colossale salva di pernacchie. Ed è anche vero che lo stato vaticano è finanziato e riempito di privilegi fino alle orecchie da quello stesso stato al quale chiede di non scrivere certe leggi o di restringere le libertà civili. L’ingerenza c’è perché la maggioranza della classe politica (con valutazioni personali che non posso non rispettare) pretende di imporre agli italiani valori decisi da altri o che si riferiscono ad una confessione religiosa. Mi preoccupa questo, non le chiacchiere dei vescovi. Mi troverei in seria difficoltà se d’improvviso Ratzinger si mettesse a parlare di libertà sessuale, approvasse le unioni di fatto, promuovesse l’uso dei contraccettivi e parlasse in favore della libertà economica, dovrei parlare anche lì di ingerenza, seppure in positivo secondo le mie convinzioni?. A preoccuparmi è invece l’ingerenza nei miei valori, che viene praticata quando – su certe materie – il politico pretende che io sopporti un onere non volontario e adatti obbligatoriamente il mio stile di vita a una serie di norme che discendono da qualcosa di indimostrato e indimostrabile al quale non credo nella maniera più assoluta, e al quale pare non creda nemmeno lui.




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