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Una delle cose più devastanti della società moderna è la pretesa da parte dei religiosi (in senso lato) che i “valori” siano loro prerogativa esclusiva. Gli altri, moralmente, non contano un cazzo. Ora non voglio entrare nel merito di ciò in cui credono gli altri o che credo io; ognuno crede in ciò che vuole , si crea un sistema di valori  a propria insindacabile giudizio e, dunque, dà valore a ciò che più gli aggrada. Dico “dà valore” proprio perché dare valore a qualcosa – che sia cosa materiale o intellettuale non rileva – consiste nel ritenere che per essa è necessario spendersi o spendere, sostenendo volontariamente un onere. Così come i principi per essere tali devono principiare qualcosa, i valori devono valere per essere tali. Per esempio: se Tizia  considerasse la verginità un valore, lo farebbe perché oltre a considerare il suo corpo proprietà Altrui e quindi indisponibile, sosterrebbe un onere per rispettarlo; la rinuncia al piacere, l’attesa del matrimonio e così via. Ovviamente, se Tizia restasse l’unica ad abitare la terra, il concetto di valore cambierebbe di sicuro. Allo stesso modo coloro che dicono di sostenere la famiglia – e quindi di considerarla un valore – dovrebbero quantomeno comportarsi di conseguenza. Invece in tanti ce la menano all’infinito con il valore della famiglia, dopo che magari, ne hanno sfasciate un paio o non ne hanno mai creato una. Io fatico un po’ a parlare di ingerenze del vaticano nella politica italiana – lo confesso – nel senso che è verissimo che il papa è il monarca di uno stato estero e che se quelle esternazioni sulla politica italiana le facesse, chessò, Blair o la Merkel si beccherebbero una colossale salva di pernacchie. Ed è anche vero che lo stato vaticano è finanziato e riempito di privilegi fino alle orecchie da quello stesso stato al quale chiede di non scrivere certe leggi o di restringere le libertà civili. L’ingerenza c’è perché la maggioranza della classe politica (con valutazioni personali che non posso non rispettare) pretende di imporre agli italiani valori decisi da altri o che si riferiscono ad una confessione religiosa. Mi preoccupa questo, non le chiacchiere dei vescovi. Mi troverei in seria difficoltà se d’improvviso Ratzinger si mettesse a parlare di libertà sessuale, approvasse le unioni di fatto, promuovesse l’uso dei contraccettivi e parlasse in favore della libertà economica, dovrei parlare anche lì di ingerenza, seppure in positivo secondo le mie convinzioni?. A preoccuparmi è invece l’ingerenza nei miei valori, che viene praticata quando – su certe materie – il politico pretende che io sopporti un onere non volontario e adatti obbligatoriamente il mio stile di vita a una serie di norme che discendono da qualcosa di indimostrato e indimostrabile al quale non credo nella maniera più assoluta, e al quale pare non creda nemmeno lui.

Pubblicato il 18/3/2007 alle 0.7 nella rubrica Diario.

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