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Primo maggio

Il più bel titolo (non so quanto consapevole) è del Manifesto: “il Papa mazzola Rivera”. Poco più di un secolo fa, Rivera sarebbe stato realmente mazzolato, anzi fatto mazzolare dal Papa, mediante un paio di colpi ben assestati alle tempie (la mazzolatura, appunto) ad opera di Mastro Titta o colleghi, per le dichiarazioni del primo maggio. Come ha spiegato bene Malvino, ciò che Rivera ha detto era verissimo, di conseguenza al di sotto del minimo sindacale per la satira. L’osservatore romano scaglia strali e accusa di terrorismo le affermazioni, che taccia di falsità, del comico senza nemmeno spiegare in cosa avrebbe mentito strumentalmente. Così come molti blogger (di quelli che mescolano Hayek e la Madonna, per intenderci) che scrivono, all’insegna del “che-te-lo-dico-a-fare”,  vibranti post di condanna nei confronti di questo povero ragazzo al quale va tutta la mia solidarietà. Ma a differenza dei politici corrotti, imprenditori che assumono in nero e del solito Berlusconi che non protestano mai troppo quando vengono attaccati, la caterva di schiaffi che gli è piovuta addosso per mostrare solidarietà al vaticano lo ha spaventato. E spaventato di brutto. Scrive una news sul suo sito nella quale si rammarica dell’accaduto e che no, non voleva assolutamente offendere nessuno, credente e pacifista com’è, nonché solidale col Monsignor Bagnasco. Forse Rivera non è all’altezza della sua satira, di certo c’è che a furia di battere e ribattere sull’opinione pubblica e di martoriare le istituzioni, la chiesa è riuscita nell’intento di eccitare l’istinto tutto italiano della doppia morale, del proclama di convenienza e della solidarietà pelosa: quella sanzione sociale e culturale, insomma, che colpisce chi non si allinea al pensiero vaticano.

Pubblicato il 3/5/2007 alle 23.10 nella rubrica Diario.

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