Blog: http://Zaneddu.ilcannocchiale.it

Ti piace vincere facile?

 Il paese che uscirà dalle elezioni del 13 aprile sarà la solita italietta di merda, non si può sbagliare. Credo che non andrò a votare e se lo farò, di sicuro non consegnerò il mio voto a nessuna di queste . Qualche tempo fa ho avuto un certo timore di scivolare nel qualunquismo, perché ho l’obbligo di opporre un fermo rifiuto della logica del “turiamoci il naso”. E’ una logica che mi ripugna, non voglio sottostare al ricatto del “di qua o di là” o del “non sprecare il voto”. Non voglio ribassare le mie convinzioni e consegnare la mia parte del paese (un cinquantamilionesimo d’Italia è mio, sapete?) al meno peggio. Non al meglio: al meno peggio. E’ come se dovessi scegliere tra un pianista senza un braccio e uno con entrambe le braccia ma privo delle dita. Avrei serie difficoltà a decidere qual è il meno peggio, certo è che non posso consegnare il mio voto a una lista scelta dai partiti in base a insindacabili valutazioni di persone completamente squalificate ai miei occhi. Berlusconi è passato dal voler riformare la fiscalità sui redditi degli italiani a detassare i “buoni pasto” dei lavoratori e Veltroni vuole il salario minimo garantito, la banda larga per tutti e il manager della giustizia. Certo, si recupera con i fenomenali candidati di entrambe le parti: le shampiste e le imbarazzanti showgirl a destra (quelle che intervistate si riferiscono sempre a “le tematiche” e “le problematiche” con piglio da scuola media), gli orgogliosi precari e disoccupati che vagheggiano di contratti a tempo indeterminato “per il mutuo e metter su famiglia”. La situazione è ancora più preoccupante e deplorevole se pensiamo ai numerosi “esclusi” dalle liste elettorali. Comprensibile con questa legge elettorale, giacché funziona con un mero calcolo aritmetico, ma certamente indicativo di un dispiegamento del potere sempre più preoccupato di restringere la propria cerchia, quella dei detentori reali del potere italiano che diventa sempre più attraente e che fa perdere la testa a coloro che ne assaggiano le delizie. Se Daniele Capezzone (che fa parte del novero dei pre-trombati e me ne dispiaccio seriamente) è passato dal definire Berlusconi “last chapter of the same book” a sostenere in modo “entusiastico” il programma farsa del PdL (proprio quando ha perso la seppur piccola spinta propulsiva liberale), significa che il potere italiano ha un appeal di gran lunga superiore ad altri esercizi che crediamo assolutamente desiderabili. Non mi piace il termine “casta” perché presuppone un insieme di regole sociali molto rigide per l’appartenenza (si entra a farne parte per nascita), ma è chiaro che la politica italiana è diventata una vera carogna puzzolente se consente a una percentuale così significativa di buoni a nulla di poter avere un impatto talmente forte sulla vita delle persone. Se poi sono lasciati liberi di tradurre in norma tutte le cazzate che vanno sparando, allora mi preoccupo sul serio. Il populismo, la demagogia, il facile consenso, la superficialità e la menzogna la fanno da padrone. C’è oramai uno scontro tra due fanatismi, dal quale voglio sottrarmi. Magari sbaglio io, magari dovrei allinearmi al Pd o al PdL e dire che la colpa dell’affossamento della speranza liberale non è di Berlusconi ma dei suoi alleati (come si diceva di Mussolini nella prima fase discendente della sua parabola); che magari se lo stato ti spolpa via lo stipendio in mille modi la colpa non è del governo Prodi ma dei conti che non erano a posto o della congiuntura internazionale. Forse fanno bene quelli che dopo aver sparato ad alzo zero su l’uno o sull’altro si apparentano o si intruppano per mettersi al sicuro, senza la fastidiosa scocciatura di dover spendere il merito personale dinanzi agli elettori. Sapete cosa vi dico? Berlusconi ha ragione quando dice che tolti trenta parlamentari che decidono gli altri sono dei meri schiaccia-bottoni. Ha ragione. Se la logica è questa che nessuno si risenta. Se il problema dei precari non è legato all’istruzione carente, al mercato del lavoro troppo rigido, all’enorme pressione fiscale e a leggi assurde, ma solo all’aspirazione di avere un posticino tranquillo che mi consenta di proliferare e di accollarmi un mutuo di quarant’anni, allora nessuno si stupisca se la ragazzina romana precaria non solo non ha mandato a cagare il suo interlocutore che la invitava a sposare un milionario ma ha subito accettato con il PdL una candidatura al campidoglio. E non farei bene ad annullare il voto?

Pubblicato il 15/3/2008 alle 8.59 nella rubrica Diario.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web