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Il salto

Mi sono sempre chiesto se i cattolici credano realmente in Dio, nel paradiso o nell’inferno, nel peccato originale, nelle apparizioni della madonna, nella resurrezione di Gesù, nell’immortalità dell’anima, nella vita dopo la morte e così via. In tutta quella serie di cose, cioè, di natura tale che dette in altri contesti susciterebbero un atteggiamento scettico, quando non l’ilarità. E’ chiaro che non mi riferisco al medioevo o, in generale, a prima della enorme esplosione scientifica da Galileo in poi, ma ai nostri giorni: quando con molta facilità si ha accesso alla cultura e all’istruzione. Mi sembra incredibile che si possa davvero pensare che la Madonna, non solo esista, ma che appaia sempre a rozzi pastorelli la cui ignoranza sfiora il ritardo mentale, o che esistano i miracoli o, ancora, che le persone credano davvero di bere il sangue di cristo e mangiarne il corpo durante le comunione. Se veramente la gente credesse in Dio e nell’aldilà, e se fosse convinta di condurre una vita “retta”, in linea cioè con la legge cattolica, perché continua ad avere paure della morte? O, all’opposto: perché se davvero si crede che l’onnipotente esista ed passi il suo tempo a curiosare nelle faccende di noi piccoli e imperfetti esseri umani - fregandosi le mani in attesa delle terribili punizioni da infliggere agli adulteri, a coloro che divorziano, a quelli che desiderano la donna (o il servo) altrui - la gente continua a peccare in modo così sovrabbondante?
Non sarà che è tutta una colossale balla e che la gente finge di credere perché è socialmente ricattata e costretta a farlo?
Questa rigida intolleranza per tutto ciò che è conoscenza, il folle desiderio di inculcare negli altri la propria ipocrisia e le proprie regole morali, è devastante per una società che vuole crescere e dirsi libera. Il livore fanatico e i toni da crociata che spesso sentiamo, sono frutto di un processo mentale necessario a coloro che si dicono “credenti” per convincere se stessi prima che gli altri. L’ipocrisia forse è vista come un omaggio al potere o ai suoi difensori, purché serva a tenere in scacco il maggior numero di persone. Se questa ipocrisia è così diffusa, significa che sono pochi coloro che credono veramente. E comunque la fede genuina sta lentamente sparendo grazie alla maggiore informazione e conoscenza. Di certo non lo sono i velenosi blogger zeppi di croci e immaginette religiose sul loro HTML, i politici baciapile divorziati, i giornalisti in cerca di padrone e così via. Le persone genuinamente credenti sono ormai poche e vivono in contesti piuttosto arretrati. Non a caso i paesi dell’America Latina e dell’Africa sono i maggiori serbatoi della cristianità, mentre i paesi islamici – per definizione – in gran parte sono al palo, sul fronte della crescita scientifica, sociale e culturale, a causa – proprio - della religione. Ma coloro che hanno una certa istruzione e le stesse gerarchie cattoliche hanno, per così dire, sublimato la fede: riversandone il peso unicamente sulla morale, arrogandosi il diritto di esserne l’unica fonte sulla base di elementi che si guardano bene, ormai, da dire a voce alta. Gli stessi fondamenti della religione sono ambigui e sempre più annacquati, dato che rivelazione, castigo, punizione eterna, vita ultraterrena, inferno e paradiso, sono ormai concetti ai quali non crede più nessuno. Le parole del padre della chiesa Tertulliano “credo quia absurdum” assumono forse una valenza maggiore ora, ai nostri tempi; tempi in cui la superstizione ha diminuito il proprio peso ed è necessario sempre più lo sforzo di credere: il “salto della fede” come sosteneva Kierkegaard, il comprendere che non si può comprendere è il salto verso una dimensione assolutamente irrazionale. Altro che “vera ragione” contrapposta allo scientismo, o armonizzare fede e ragione, come usa dire Ratzinger. I sostenitori della religione e della pretesa superiorità morale sono costretti a uno sforzo immane e debbono necessariamente fare incetta di qualcosa di credibile. Ecco allora che mescolano le carte cercando di ottenere il monopolio del buonsenso, della difesa della vita, della vera razionalità, della vera libertà e – ça va sans dire – della vera verità.
Quando Ferrara ha lanciato la sua folle campagna contro l’aborto, c’è stata un’esplosione di manifestazioni di fede e di antiabortismo, specie tra coloro che in passato erano strenui difensori della libertà di scelta, oppure che per esperienza personali e inclinazioni non penseresti mai di vedere schierati su quel fronte. Se dovessero votare segretamente non abolirebbero la facoltà della donna di scegliere, ma davanti a un microfono sono per la vita, per il papa, per la famiglia. L’operazione che Ferrara ha costruito sfrutta tutte le leve di questa follia che è la religione, addirittura dichiarando apertamente di non credere in Dio, ma facendo quindi “il salto della fede” da fermo: senza andare da nessuna parte. Così facendo può semplicemente voltarsi, lentamente certo, ma voltarsi verso il prossimo approdo. Mossa molto intelligente, quintessenza di quell’opportunismo e ipocrisia di cui dicevo che ormai il direttore del Foglio rappresenta pienamente, e che pare tanto esser gradita al Vaticano. Tutto il resto è fumo. Ecco, a uno così non gli si può certo dire: ma credi veramente a ciò che dici?

Pubblicato il 17/3/2008 alle 23.21 nella rubrica Diario.

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