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bipartitini

 
E’ ormai chiaro che la via italiana al cambiamento è tracciata sempre in modo contorto e contraddittorio. Le ultime elezioni hanno mostrato che la via al bipartitismo perfetto ha seguito forse una strada proporzionale. Vista la sorte della cosiddetta “sinistra radicale” mi viene da pensare che forse Berlusconi e Veltroni avrebbero potuto fare a meno anche di Di Pietro e della Lega, creando quel bipartitismo, di fatto, al quale si è cercato invano di arrivare a colpi di referendum da ormai 15 anni.
E c’è anche da registrare come di proporzionale siano morti proprio coloro che ne facevano una bandiera (comunisti e verdi) mentre ha segnato un secondo ingresso al governo di quelli che invece ne hanno sempre fatto una condizione essenziale per una democrazia liberale compiuta (i radicali). Pensando a questo mi vengono le parole di Pannella alla mente “sarà che conosco me e conosco gli altri” che sembrano assai appropriate. 
Ma il bipartitismo dovuto a una legge elettorale di tipo maggioritario è differente da un bipartitismo ottenuto con il porcellum. Se Veltroni e Berlusconi avessero rifiutato gli apparentamenti, con la logica del voto utile avrebbero disegnato una situazione con due soli partiti grazie al restringimento dell’imbuto elettorale, non certo perché di tutti i candidati di un collegio, solo uno è vincitore. Sì è solo alzato il biglietto di ingresso per lo stesso film della politica italiana. Non sono fiducioso che sia nata la terza repubblica (non so nemmeno se sia passata la prima) anche perché in un paese in cui si fanno le controriforme senza passare per le riforme tutto assume contorni poco netti. Mi pare invece che l’oligopolio italiano abbia espulso – senza particolari traumi - gli elementi ormai inutili al proprio funzionamento. Quegli elementi che non avevano più alcuna ragione ideologica o funzionale di esistere, e che rappresentavano il vero scollamento con la società italiana. I parlamentari italiani sono stati scelti dalle segreterie di partito, la loro rappresentatività è praticamente nulla. 
Anche le giuste e legittime recriminazioni sulle sciampiste, i nani e le ballerine elette nell’uno o nell’altro schieramento hanno interessato solo gli addetti ai lavori e non il cittadino comune, che ormai scommette sull’uno o sull’altro più per delusione che per la speranza di maggiori vantaggi. Anche questo differenzia il bipartitismo italiano all’orizzonte, da quello che ci piace. Insomma, l’Italia anche stavolta si conferma anomala e distorta, e incapace di riformarsi davvero nel profondo.

Pubblicato il 16/4/2008 alle 23.31 nella rubrica Diario.

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