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Unicuique suum

Il punto vero di tutta la vicenda Englaro è che il padre di Eluana ha scelto di portare alla luce del dibattito pubblico il triste caso della figlia. Mi sono spesso chiesto come avrei reagito se avessi dovuto difendere le volontà di un mio caro in assenza di una manifestazione formale della sua volontà e fino a che punto, in base alla mia conoscenza, potessi spingermi a prendere una tale decisione, cercando di portarla a termine, come Beppino Englaro ha fatto in questi lunghi anni. Alla fine dei conti e facendo la tara della strumentalizzazione vaticana, il ragionamento sulla “certezza” che Eluana essendone in grado avrebbe confermato la decisione del padre è l’unico che conta. Il problema però è stato ribaltato e intorbidito. Io credo che un padre (ci sono le eccezioni, ovviamente) abbia a cuore il bene dei propri figli e che una decisione del genere è presa per amore, per consentire che la volontà della figlia sia rispettata. Avrebbe potuto lasciarla e dimenticarla, consegnarla a coloro che la curano da anni e chiudere dolorosamente la vicenda. Invece ha fatto queste scelte e ha portato avanti questa battaglia, che si è incrociata con il diritto e con il concetto stesso di libertà e autodeterminazione. Quello che voglio dire è che parto dal presupposto che papà Englaro non sia né un mentitore né sia mosso da altro desiderio che non sia quello dettato dal rispetto nei confronti della figlia. In mancanza di una legge sul testamento biologico, della possibilità di mettere nero su bianco la propria decisione astratta di restare in una condizione completamente diversa da ciò che una persona desidera e persegue nella sua quotidianità, è chiaro che la volontà di una persona può essere desunta dai suoi comportamenti abituali, dal suo stile di vita, dalle convinzioni espresse anche se non ricalcano fedelmente uno scenario come quello dello SVP. Immaginiamo che all’epoca in cui Eluana ebbe l’incidente che l’ha ridotta nelle condizioni in cui versa, fosse in vigore una buona legge sul testamento biologico e che Eluana avesse comunicato al padre e ad alcuni amici stretti la volontà di formalizzare il suo desiderio di non essere mantenuta in uno stato vegetativo o, comunque, in una per lei non dignitosa condizione. E immaginiamo che l’incidente le avesse impedito di farlo. Ebbene, i giudici avrebbero anche in quel caso dovuto desumere dai suoi comportamenti, dallo stile di vita e dalle testimonianze della sua cerchia affettiva quanto il padre avesse chiesto per onorare la figlia. Il diritto che ha consentito di arrivare a quello che nei cittadini è convinzione consolidata, non è certezza. La forza del diritto è un grado di probabilità molto elevata che cerca di avvicinarsi alla verità storica. Non è mai certezza assoluta su nulla. È una vicenda lacerante proprio per questo motivo. D’altro canto, nelle intersezioni che ha avuto con il diritto formale, con la Costituzione e le norme di questa folle repubblica delle banane, la vicenda Englaro ha messo in luce la dipendenza della politica dai dettami delle gerarchie vaticane e la leggerezza con cui si butta alla spazzatura la Costituzione per assecondare oltretevere. Passi la sudditanza dei ministri e dei giornali vicini al regime in carica, occupati a mistificare e a cambiare le carte in tavola per convincere quell’80 per cento di Italiani che sono con Beppino Englaro che sbagliano, ma non può certo essere ignorata la gravità di un decreto che ignora gli elementi necessari per essere emanato e la forza normofilattica delle sentenze della Corte di Cassazione a sezioni riunite che fanno giurisprudenza in questo paese, e che sono quanto di più vicino esiste alle dichiarazioni del legislatore. E’ gravissimo che un Governo cerchi di svincolarsi dal suo contrappeso istituzionale adducendo squallidi motivi e falsità patenti. Questa si sta davvero configurando come un principio di dittatura e mette in luce un sistema politico al collasso in cui il premier senza averne titolo si arroga il diritto di sostituirsi alla Costituzione e alla coscienza dei cittadini.


Pubblicato il 8/2/2009 alle 20.45 nella rubrica Diario.

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